Colori tropicali e storia. Salento, un'oasi a due passi

Tra Pescoluse e Santa Maria di Leuca, in un tratto di mare che qualcuno chiama "Maldive d'Italia". Spiagge infinite, grotte monumentali. Il tutto con un contorno ricco di chiese antiche, di ville eclettiche e di aziende rurali specializzate in ospitalità slow

Salento: lu sole, lu mare, lu ientu. Il litorale salentino regala ovunque panorami da incorniciare con gli occhi. Quando soffia lo scirocco si va verso la costa adriatica, col vento di ponente ci si rintana tra gli scogli di Santa Maria di Leuca, se tira la tramontana ecco il litorale ionico scintillare di colori caraibici. Anche quest’anno la bandiera blu ha premiato Pescoluse, un tratto di spiaggia ribattezzato “le Maldive d’Italia” in virtù del mare cristallino, della vegetazione mediterranea che sfiora l’arenile, della sabbia bianca e fine.

Grovigli di gigli selvatici e ciuffi di sparto pungente, un pugno di ombrelloni seminascosti dalle dune, un paio di beach-club per chi non rinuncia al lettino e ad un cocktail al tramonto. Ad un’estremità Torre Pali, torre cinquecentesca diroccata e piantata nell’acqua a venti metri dalla battigia, con alle spalle le casupole dei pescatori; al capo opposto il porticciolo di Torre Vado, da dove partono le escursioni del gruppo Nettuno (tel. 339.8848485) per le grotte che squarciano le pareti rocciose di Santa Maria di Leuca. Alcune sono monumentali, come la Grotta delle Tre Porte, altre evocano forme fantastiche, come quella del Presepe. Tra un anfratto e l’altro, il tuffo è d’obbligo nelle acque azzurre e chiare come nella canzone di Battisti (che pare si sia ispirato proprio al mare del Salento). Lungo la costa sono ancora in piedi alcune vecchie “bagnarole”, casotti sulla scogliera che all’interno nascondevano una vasca scavata nella roccia, utilizzata dalle signore dell’epoca per fare il bagno al riparo da sguardi indiscreti. Irrinunciabile anche la passeggiata per esplorare Leuca, dal Santuario che domina il panorama intorno al Capo fino al lungomare dove sfilano le forme esuberanti delle ville eclettiche: la Meridiana, con l’orologio solare sulla facciata, oggi è un hotel come la neoclassica Villa Arditi circondata dal parco all’inglese; e ancora, l’orientaleggiante Villa Episcopo, Villa Mellacqua con le sue torrette in stile veneziano.

surf pescoluseAll’interno il paesaggio salentino, tra gli ulivi secolari e i muretti a secco, riserva scoperte inedite. L’Associazione Arches organizza nel territorio trekking guidati alla scoperta dell’archeologia locale. Si parte da Salve, il cui profilo candido si disegna a pochi chilometri dalla spiaggia. Appena fuori dell’abitato, a ridosso di un’antica pagliara, la grotta Montani conserva tracce di insediamenti umani di 70.000 anni fa, mentre nella zona di Macchie Don Cesare i tumuli di una necropoli preistorica appaiono nella campagna. Tra i campi di grano e gli uliveti della frazione di Ruggiano emergono invece la facciata barocca del santuario di Santa Marina e la rustica cappella seicentesca della Madonna di Costantinopoli. Si chiude con la cinquecentesca Masseria di Santu Lasi, visitabile su richiesta (tel. 339.2773248), stipata di mobili, oggetti, attrezzi e suppellettili che documentano la vita contadina dei secoli passati. Al ritorno tra i palazzi del centro storico di Salve, l’Antica Dimora dei Pepe offre un’ospitalità di tradizione, oltre ad organizzare laboratori di cucina sulle tipicità del basso Salento (sagne ritorteminchiareddipittulepasticciotti).

L’ospitalità rurale è assicurata dalle masserie convertite in B&b di carattere, come Contrada Borgin, b&b con tre camere imbiancate a calce e una piscina all’ombra degli ulivi, o il Casale de li canti, in una tenuta agricola del ’700. Imboccata la statale 274, si possono coprire in bicicletta i cinque chilometri fino a Presicce, uno dei borghi più belli del Salento. Il labirinto di vicoli che s’intrufola tra le case di pietra del centro storico riconduce sempre alla piazza principale, un salotto raccolto tra la facciata barocca della chiesa di Sant’Andrea e i merli del Palazzo Ducale. Al centro della piazza, un’apertura conduce in un’altra città, quella sotterranea dei frantoi ipogei: un reticolo di ambienti in tufo con le grandi macine di pietra, vestigia della storia millenaria dell’ulivicoltura salentina.